

Gli archivi di montagna raccontano il Parco
Gli archivi di montagna raccontano il Parco
Il progetto
Il progetto “Gli archivi di montagna raccontano il Parco” ha origine dalle parole di Piero Rossi che si augurava di vedere “un parco che vive” come principio per la vigoria del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi dato dal legame delle persone con il suo territorio.
Partendo dall’analisi della documentazione scritta e fotografica degli archivi di montagna conservati presso la Fondazione G. Angelini si contestualizza un percorso narrativo, con strumenti interattivi, lungo il territorio del Parco portando in luce la realtà storica e attuale dell’area protetta.
La parte storica e documentaristica che emerge dalle testimonianze di un tempo è così legata alla percezione di chi il territorio del Parco lo abita e lo vive al giorno d’oggi, nella quotidianità: giovani, studenti, lavoratori, artigiani, esperti e appassionati di montagna raccontano il loro Parco, come lo stanno vivendo e come vorrebbero viverlo. Alla pari di una staffetta culturale, i grandi del passato passano il testimone ai protagonisti del presente creando un continuum storico per approfondire diversi aspetti e ricordarne il valore per il territorio e per le comunità.
La presente web app intende offrire una raffigurazione del territorio del Parco passando attraverso cinque aree tematiche principali, il turismo, l’alpinismo, il paesaggio, le attività umane e la biodiversità, ognuna delle quali presenta dei materiali documentali inediti e delle testimonianze di figure contemporanee che hanno raccontato, appunto, il loro parco.
La trasformazione del paesaggio dolomitico
Il paesaggio bellunese negli ultimi decenni si è radicalmente trasformato, sia in termini ambientali e sia sociali. La crescita economica ha portato al distacco dalle attività agricole tradizionali e all’espansione delle aree urbanizzate, così in parallelo anche lo stile di vita delle comunità locali è inevitabilmente mutato, come anche il loro rapporto con la montagna.
Sebbene stia aumentando il livello di consapevolezza dell’importanza di preservare l’ambiente naturale montano, consapevolezza che ha portato alla creazione del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi e alla promozione di pratiche territoriali e agricole sostenibili, le terre alte si interfacciano tuttavia con varie problematiche e sfide sempre attuali. In questo contesto anche il territorio è stato, e continua a essere, interessato da grandi cambiamenti.
Questa sezione offre delle testimonianze e del materiale documentale che evidenziano le grandi modifiche che ha subito il paesaggio del territorio del Parco dal secolo scorso a oggi, sia dal punto di vista naturale sia umano.
Lo spopolamento delle terre alte
Fino a metà del secolo scorso, l’agricoltura e l’allevamento erano delle attività caratterizzanti la montagna bellunese, attività condotte in modo capillare anche laddove i terreni erano impervi e difficilmente raggiungibili. La vita era di fatto legata ai ritmi della natura. Con gli anni, la pastorizia e l’agricoltura hanno subito un processo di modernizzazione, ma in parallelo anche un progressivo abbandono. Tuttavia, nonostante le difficoltà che il settore primario sta vivendo oggi, c’è chi continua, o addirittura spesso inizia, ad avvicinarsi alla pastorizia, puntando sulla qualità e sulla valorizzazione del territorio.
In questa sezione, si presentano delle interviste fatte a dei pastori transumanti che ciclicamente fanno transitare le loro greggi nel territorio del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi, confrontandosi quotidianamente con numerose sfide legate soprattutto agli effetti del cambiamento climatico, al ritorno di grandi predatori e all’interazione con le comunità locali.
La rappresentazione della scoperta turistica delle Dolomiti
Il turismo della montagna bellunese ha subito una profonda trasformazione dal secondo dopoguerra a oggi. Con lo sviluppo economico, il turismo montano si è in alcuni contesti massificato, portando alla costruzione di importanti infrastrutture, spesso costruite e gestite a discapito degli ecosistemi locali. Oggi, l’impatto del turismo di massa è una questione di grande attualità e la montagna è chiamata a coniugare la presenza di grandi flussi di visitatori con la tutela dell’ambiente e delle risorse locali. Diventa inevitabile interrogarsi su quale dovrebbe essere il futuro delle terre alte, affinché la presenza dei turisti, come quella delle comunità residenti, diventi il più possibile sostenibile.
Questa sezione offre una panoramica iconografica delle mappe turistiche del secolo scorso e un breve saggio pubblicato da Sanmarchi negli anni ‘70, che rifletteva già allora sullo sviluppo della montagna bellunese in termini soprattutto ecologici.

L’alpinismo nel Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi
Fino agli anni ‘70 l’alpinismo bellunese è stato caratterizzato da un approccio esplorativo e pionieristico. Le spedizioni avevano spesso lo scopo di aprire nuove vie e approfondire la conoscenza del territorio locale. L’attrezzatura era più rudimentale rispetto a quella odierna e gli alpinisti si affidavano principalmente all’uso di mappe cartacee e alla conoscenza dei posti. Negli anni successivi, c’è stata una progressiva specializzazione delle discipline alpinistiche e un po’ alla volta l’alpinismo è diventato uno sport molto più performativo e tecnico, spesso caratterizzato dall’uso di molta tecnologia, come droni e applicazioni per gli smartphone.
L’alpinismo di oggi è contraddistinto da una grande diversità di pratiche e approcci ma pur sempre continua a restare una delle attività distintive della provincia di Belluno e del territorio del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi.
Questa sezione presenta una serie di testimonianze, scritte e orali, di vari alpinisti e alpiniste che hanno esplorato il territorio alpino del Parco e ne hanno condiviso le riflessioni, in particolare, su come era un tempo e come vorrebbero che diventasse l’andare in montagna.

